A Endless Tale of Rats

L’Homo Habilis è il protagonista della serie di lavori che presento per la diciottesima edizione della Quadriennale d’arte di Roma. Il mio interesse per l’antico ominide nasce da una serie di riflessioni intorno a una possibile comparazione tra il nostro antenato e l’umanità attuale, facendo luce tanto sulle analogie quanto sugli aspetti antitetici che emergono da questo confronto. Se infatti noi – Sapiens del XXI secolo – possiamo vantare la più lunga aspettativa di vita della storia della nostra specie, all’opposto, il nostro avo del Pleistocene inferiore ne ha conosciuta la più breve. Eppure, con questo progenitore primordiale condividiamo l’alba di una nuova era tecnologica. Così come egli iniziò per primo a fabbricare strumenti scheggiando la pietra, per sovvertire un ambiente ferale nel quale era principalmente una preda, allo stesso modo oggi ci affacciamo a un’epoca di sperimentazioni scientifiche inedite, con cui speriamo di spingerci oltre i limiti imposti dagli ultimi residui di una natura ostile. Il mio intento è mostrare come l’essere umano, nella sua sostanza, rimanga invariato e – purtroppo – immutabile: sebbene non siamo più svestiti, ci sentiamo comunque vulnerabili; pur conoscendo quasi ogni aspetto del mondo fenomenico, restiamo ignari delle ragioni ultime del nostro vivere. E, nonostante la consapevolezza dell’insopportabile brutalità della violenza, non smetteremo di farci guerra. La preistoria si rivela, nei miei disegni, non solo come punto di partenza, ma anche come punto di approdo della nostra specie: la nuda paura esistenziale della scimmia umana vince sulla ragione, così come la legge della foresta prevale sulla civiltà.

18a Quadriennale Fantastica →
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